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I bimbi che dormono poco e male sono a rischio obesità e non solo.

E' quanto afferma un'analisi condotta dalla Sipps (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) sugli ultimi studi che mettono in relazione sonno e obesità.

Come spiega la Dottoressa Elvira Verduci, ricercatore in nutrizione clinica all'Università Statale di Milano, «il sonno è un processo fondamentale nella vita di ogni individuo e in età pediatrica contribuisce alla salute e alla crescita del bimbo. È recente l’ipotesi di una possibile associazione tra ridotta durata del sonno e obesità. I cambiamenti dello stile di vita hanno reso comune l’abitudine di dormire meno».

Lo studio europeo Helena, condotto su oltre tremila adolescenti provenienti da dieci Paesi europei, ha evidenziato come la durata del sonno incida sulle abitudini nutrizionali e l'attività fisica: gli adolescenti che dormono meno di 8 ore per notte, oltre ad avere un indice di massa corporea più elevato, manifestano un aumento dell'appetito verso prodotti alimentari ad alto contenuto di grassi e carboidrati, come patatine, pizza e hamburger; in proporzione, il consumo frequente di  frutta, verdura e pesce è maggiore in chi dorme più a lungo.

«Oltre alle classiche conseguenze di un ridotto riposo come sbalzi di umore, irritabilità e difficoltà di concentrazione –  sostiene Paolo Brambilla, Coordinatore del gruppo di lavoro della Sipps “Obesità e stili di vita” - la durata del sonno sembra essere associata a patologie croniche anche nei più piccoli (il cui sonno non dovrebbe essere inferiore alle 10 ore per notte): non solo obesità ed insulino-resistenza, ma anche diabete mellito di tipo 2, disturbi cardiovascolari ed aumentata mortalità. La metanalisi degli studi pediatrici mostra come per ogni ora di sonno in più il rischio di sovrappeso e obesità risulti ridotto in media del 9%».

Diversi sono i meccanismi che possono spiegare la correlazione tra diminuzione delle ore di sonno e aumentato del rischio di obesità: tra questi ci sarebbe un’alterazione dei neuropeptidi coinvolti nella regolazione dell’appetito che ne causerebbero l'aumento, ma anche banalmente un aumento del tempo disponibile per assumere alimenti ricchi di calorie durante la giornata. Inoltre, la stanchezza generata dalla perdita di sonno incide in maniera drastica sulla propensione a fare attività fisica.

«Importante compito del pediatra e dei genitori -spiega Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps - è quello di educare fin dai primi anni di vita non solo a corrette scelte alimentari, ma anche a corretti stili di vita quali un’adeguata attività fisica ed un’abitudine regolare al sonno, sia in termini di qualità che di quantità».